Gli scenari che apre per l’Italia l’intesa con il Sud America

Sole 24Ore, 30 maggio 2026

Se Trump sta riuscendo nel suo intento di dividere l’Europa come soggetto credibile di politica economica estera, bene fa la Commissione Ue a rilanciare proprie iniziative, come l’Accordo di libero scambio Ue-Messico annunciato nei giorni scorsi. L’ iniziativa supplisce alla temporanea semi-paralisi della Wto imposta da Trump con la decisione di non rinnovare i rappresentanti statunitensi nel tribunale d’appello (Appellate Body) previsto dallo statuto della Wto. Se l’Accordo verrà correttamente disegnato, contribuirà all’obiettivo di allargare i mercati e stimolare una maggiore integrazione produttiva e commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. In particolare mi chiedo quali maggiori opportunità di integrazione fra l’Italia e l’America Latina potrebbero derivarne.

Dal 1994 il Messico è 25esimo su 38 membri dell’Ocse, con 133 milioni di popolazione proiettata a raggiungere 150 milioni nel 2060. Attualmente il Messico partecipa a 14 Accordi di libero scambio con più di 50 paesi, fra cui l’ex-Nafta (oggi USMCA: Usa-Messico-Canada) soggetto a profonda revisione  a partire dal prossimo luglio. La crescita prevista del Pil è stimata intorno al 2.0% nei prossimi 4 anni di governo dell’attuale presidente Claudia Shlimbrum, esponente di una sinistra moderata, in un quadro alquanto instabile di governo minato dalle forti infiltrazioni della mafia della droga. Il paese è un importatore netto di petrolio e derivati, Le rimesse degli emigrati pesano il 4% del Pil messicano.

Per l’Italia il Messico è il secondo partner commerciale in America Latina dopo il Brasile e vi sono buone ragioni per prevedere sviluppi positivi almeno nei seguenti settori:

  1. Agroalimentare, in cui l’Italia si attende sia una maggior tutela delle indicazioni geografiche tipiche (come i noti casi del parmigiano reggiano, del prosciutto di Parma, del gorgonzola), sia l’azzeramento dei dazi su vini, pasta, formaggi stagionati e vari prodotti dell’eccellenza italiana. Il tutto accompagnato da accordi sulla logistica dei prodotti freschi e su forme di cooperazione tecnica agricola per lo sviluppo delle risorse agricole messicane.
  2. Moda-calzature-mobilio/arredo e altri settori di consumo, in cui minori barriere doganali verrebbero incontro al crescente interesse della classe media urbana messicana a importare il vero “made in Italy”.
  3. Materiali da costruzione come piastrelle e rivestimenti.
  4. Meccanica strumentale varia, in cui la tecnologia italiana primeggia nel mondo insieme a quella tedesca e giapponese; in particolare il Messico ha fame di tecnologia italiana in settori come macchine tessili, macchine lavorazione legno, macchine per imballaggio e confezioni farmaceutiche, macchine lavorazione del marmo, macchine per oreficeria e lavorazione gioielli.
  5. Automotive e componenti per auto e veicoli commerciali, incluso il settore crescentemente importante delle batterie per veicoli elettrici e ibridi. In Messico viene oggi prodotto il 15% dei veicoli venduti negli Usa.

Guardando oltre gli scambi merceologici, l’Accordo potrà sperabilmente allargarsi a includere l’estrazione e il raffinamento di materie prime e minerali critici, in cui anche l’Italia mira a ridurre la dipendenza dalla Cina. Si aggiunga lo spinoso argomento dell’accesso non discriminatorio ai grandi e medi appalti pubblici, federali e statali. Ancora: vanno studiate condizioni favorevoli per attrarre  studenti messicani nelle migliori università italiane.

A monte e a valle degli accordi di libero scambio di merci e servizi, è compito di Confindustria e delle reti datoriali scoprire le opportunità per  imprese italiane a vocazione multinazionale di intraprendere  forme di investimento diretto che consolidino la nostra presenza diretta sul mercato, anche in sostituzione di investimenti diretti cinesi che gli Usa vedono con sospetto in nome della sicurezza nazionale.

fabrizio. onida@unibocconi.it