Fabrizio Onida (Sole 24Ore 18 agosto 2026)
In un precedente articolo su questo giornale (Sole 2 agosto 2026) ho citato la contrapposizione tra sistemi sociali “estrattivi” e “inclusivi” proposta da AR (Acemoglu-Robinson 2012). Qui cerco di riassumere i principali motivi per cui i regimi estrattivi, a differenza dai regimi inclusivi, non garantiscono una crescita del paese sostenibile nel medio-lungo periodo. Esempi storici sono la caduta dell’impero romano, dell’impero ottomano e della repubblica di Venezia pochi secoli dopo. Per non parlare del crollo dell’Unione Sovietica alle soglie del 21esimo secolo.
Primo, i diritti proprietari (con o senza i brevetti) vengono abusati dalle oligarchie dominanti generando piccoli monopoli prolungati nel tempo. Un esempio storicamente pesante è il regime proprietario della schiavitù ancora presente a fine ‘800 in America, Caraibi così come nelle ex-colonie francesi dell’Africa occidentale, in cui l’istituto della schiavitù occupa fino al 30 per cento della popolazione ancora agli inizi del ‘900 (AR pag. 257). Un altro esempio viene dalla Corea del Nord dove il governo di Kim Jong-un .viene visto con crescente diffidenza dallo stesso Xi Jinping.
Secondo, il processo schumpeteriano della “distruzione creatrice” non funziona, a causa delle resistenze dell’imprenditoria dominante che teme di perdere i vantaggi consolidati della propria posizione di mercato. Un caso eloquente oggi è il colpevole ritardo dell’industria automobilistica europea nel cavalcare il nuovo paradigma dei veicoli elettrici non inquinanti. Un caso particolare è il motore a vapore, il cui inventore D.Papin morì in povertà dopo che agli inizi del ‘700 la sua innovazione era stata a lungo boicottata dai sindacati del trasporto su acqua, affezionati alla tecnologia del motore a scoppio.
Terzo, nei regimi estrattivi il governo fatica ad accogliere le istanze innovative che emergono nelle diverse periferie del sistema, che in mancanza di una centralizzazione inclusiva ben disegnata sfociano prima o poi in controversie insanabili fra poteri locali. Un esempio attuale è la Somalia nel corno d’Africa, un paese da tempo condannato da un sistema sociale organizzato in sei clan familiari in perpetuo conflitto tra loro sull’uso delle risorse scarse di acqua, terreno fertile e altre risorse naturali. (AR pag. 238).
Per riferirci a un dibattito ancora oggi aperto in Italia e in Europa, proclami di “autonomia differenziata” di regioni ed enti locali sono ancora lungi dall’usare una terminologia trasparente e univoca, arrivando ad elaborare concreti indirizzi operativi.
Quarto, il regime estrattivo applicato a vaste estensioni territoriali tende a concentrare le reti di trasporto interne su poche aree, anzi che promuovere un’ampia diffusione. Un’immagine eloquente viene dal confronto fra la mappa fitta e articolata delle reti ferroviarie nella vecchia Europa con quella dell’Unione Sovietica e dell’Europa orientale (AR, pag. 230). La stessa osservazione vale se confrontiamo la capillarità delle reti di trasporto in aree governate da regimi tendenzialmente inclusivi (o almeno meno estrattivi, come Usa, Cina, India, Indonesia) con la povertà delle connessioni territoriali in Africa e America Latina.
In conclusione, accanto alla interessante classificazione suggerita da AR va ricordato che da più di un secolo tutta la letteratura sullo sviluppo economico è dominata dal grande tema del dualismo, per cui all’interno degli stessi paesi possono convivere a lungo nel tempo aree di arretratezza e aree di intenso sviluppo economico e tecnologico, aree di povertà e di straordinaria ricchezza privata e pubblica. Basti menzionare i fondamentali contributi di autori come A.Lewis, R.Nurkse, A.Hirschman, J.Schumpeter, A. Sen, C.Kindleberger
A questa letteratura economica si può accostare quella della sociologia classica da Max Weber (1922) in poi. Secondo Weber il potere legittimo storicamente si classifica in: a) razionale, con una propria burocrazia dotata di regole formali e funzionari specializzati; b) tradizionale, in cui la discrezionalità del signore di turno comanda su regole e funzionari in regime più o meno di vassallaggio per cui i ceti sociali si distinguono in base all’accumulazione patrimoniale non corretta da meccanismi di progressività tributaria; c) carismatico, dominato anche a lungo da figure di dittatori (Napoleone, Hitler, Mussolini, il congolese Mobutu…).
Ragionevolmente continuiamo a sperare in una vecchia-giovane Europa autenticamente inclusiva, con lo sguardo rivolto a un futuro di coesione sociale e di pace.
fabrizio.onida@unibocconi.it